chiedimi una storia

chiedimi1_600

“Chiedimi una storia” è… cercare una piazza, al centro del paese,
e trovare un angolino dove posare le sedie e il leggio;
aspettare, anche un’ora, che qualcuno si segga ad ascoltare;
guardare le persone che passano, spesso indifferenti;
chiedere ogni tanto a qualcuno se ha voglia di ascoltare una storia;
sentirti rispondere “no grazie, vado di fretta, magari quando ripassiamo,
stiamo andando a cena…” in tanti casi, non sentirti rispondere;

10600491_10204714825260746_4952641355310694939_n

vedere i bambini incuriositi, quasi sempre,
e vederli tirare dalle mani dei genitori che non si vogliono fermare;
vedere qualche genitore che vorrebbe fermarsi… ma i bambini non vogliono;
vedere bambini che si siedono, e ascoltano, e ridono e sorridono, e alla fine tutti contenti
mettono una moneta nel cappello, e scelgono il colore della barchetta di carta che ricevono in regalo;
femminile, nel senso che sono le donne che convincono i propri uomini a sedersi e ad ascoltare,
e loro fanno quelli un po’ superiori ma poi ascoltano e fanno i complimenti più profondi;
una bambina che porta sassolini, e fa un mucchietto con una fogliolina che pare un giardino zen;
una coppia di ragazzi che offre due birre, e si chiacchiera fino a tardi;

un gruppo di ragazzi di Napoli, di 18 anni,
che stanno seduti ad ascoltare dall’una alle due e mezza di notte, e andrebbero avanti;
una signora francese che lascia 10 euro (!), ti chiede un po’ di cose sulla tua vita personale
e poi cambia il finale della storia che le hai letto, perché ne trova uno più poetico;
una ragazza di 15 anni che si ferma con i genitori,
ne ascolta tre e non vorrebbe più andare via;

10522554_10204693967699320_8122783877177698997_n

un bambino di 2 anni che il papà mette sulla sedia perché così sta buono,
dopo due ore che corre nella piazza… e lui si siede, e sta buono veramente;
un ragazzo che ti dice “questa storia l’ho già sentita”…
quando l’hai scritta la settimana prima;
fumare, bere un po’ d’acqua, aggiornare gli amici via sms sulle storie lette e sull’incasso;
mettere giù il cappello;
aspettare, aspettare, aspettare
e intanto fare barchette di carta in attesa che qualcuno ascolti;
stare seduto, stare seduto, stare seduto, stare;

tenere gli occhi bene aperti, guardare i colori, trovare bellezza nel sorriso anche dopo tre ore;
vedere le monete nel cappello, qualche sera pochine, qualche sera davvero tante;
sentire l’applauso di persone che si fermano mentre hai già iniziato, e poi vogliono ascoltarne un’altra;
vedere tante signore che ti guardano, poi guardano il cartello,
poi ti guardano di nuovo, poi guardano ancora il cartello, e poi… se ne vanno;
salutare i vigili… senza essere mandati via;

girare nel pomeriggio per trovare un albergo,
e poi fare un sopralluogo nella piazza del paese per chiedere se c’è gente,
se è disponibile, se c’è qualche angolo protetto con molto passaggio;
dire alle persone che sei di Milano, e vedersi guardare un po’ straniti…
e sei venuto fino a qui? Sì, sono venuto fino a qui. E non avevi di meglio da fare? No;
accorgersi che alcune storie non vanno, sono troppo lunghe,
e tagliarle e correggerle in testa mentre le stai leggendo;
accorgersi che alcune storie piacciono proprio tanto;
accorgersi che alcune storie piacciono solo a te;
vedere i volti delle persone, i loro occhi, i loro nomi,
vedere che ti ascoltano e alla fine ti guardano contenti, e ti stringono la mano;
qualcuno che alla domanda “volete ascoltare una storia?” risponde “no, grazie”,
poi torna indietro e ti dice “ci abbiamo ripensato, vogliamo ascoltare una storia”;

DALPE

una signora che passa e alla stessa domanda risponde:
“magari…” e se ne va. Ma signora, sono qui… signora! Niente;
un ragazzo che trascina la sua fidanzata ad ascoltare;
una ragazza che si siede, imbarazzatissima,
e si tranquillizza solo quando le dici che lei è lo spettatore;
un tizio che passa di corsa e ti dice “bellissima idea”
e forse non ha nemmeno letto il cartello;
dire buonasera e non venire salutati;
qualcuno che parte deciso e non indugia:
arriva, si siede, ascolta, lascia la moneta e poi va… così, si fa;
ricevere una moneta, come un mendicante, senza dover nemmeno raccontare nulla.

Ma io veramente dovrei leggere… vabbè, per questa volta;
una bambina che sta per un’ora sul marciapiede vicino,
ti porta una bottiglietta d’acqua e ascolta, ascolta, ascolta;
due ragazze di quindici anni che ti guardano con gli occhioni e poi dicono “possiamo noleggiarti?”;
un bambino che si siede, ascolta, guarda per tutto il tempo le barchette di carta,
torna quando i suoi amichetti vanno via perché ne vuole un’altra… e va bene;
una signora che ti chiede di scriverle il tuo nome e cognome sulla barchetta,
che col marito organizzano eventi a Vicenza e non si sa mai;
leggere a voce alta, perché arrivino le persone;
leggere a voce bassa, perché arrivino le parole;
leggere, leggere, leggere, cercando di guardare tutti negli occhi;
fare l’inchino, alla fine, sentire l’applauso e sorridere mentre il volto è ancora nascosto;
sentirti solo;

GIUBIASCO

provare la gioia di quando qualcuno si siede ad ascoltare, curioso;
mettersi in un punto, e poi spostarsi dopo mezz’ora perché non si ferma nessuno;
chiedere alle persone di che storia hanno bisogno, e poi decidere per loro;
domandarsi “dove vanno tutti? E perché non si fermano?”;
andare a mangiare, tardi, vicino a dove hai lavorato, e pagare con le monetine;
canticchiare, mentre prepari sedie e leggìo, per far passare la paura;
pensare alla persona che ami, immaginarla qui che ti ascolta e sorride;
guardare la città, il cielo, la luce dell’estate, la sera che arriva… e poi le stelle, le stelle, le stelle.

chiedimi2_600