Preghiera dell’arte

Buon dio, dio del cielo
so che sembra comodo e strano chieder la tua mano solo quando il freddo avanza, e con lui la paura.
Buon dio, dio del cielo
qui le cose vanno così e noi non sappiamo a chi affidarci più, e abbiamo pensato a te.
Ma sappi che questa non è una preghiera qualunque, no,
è una parola buona un sostegno una mano divina che carezzi il destino, sì,
una mano divina che carezzi il destino.
E tra poco noi saliremo sul palco e come condannati alla musica, all’arte,
useremo l’arte e la musica per salvare la vita, e le anime perse.
La vita, la nostra, le anime perse, le loro.
O buon dio, buon dio del cielo, fa’ che stanotte gli archi pizzichino con dolcezza,
e che i fiati soffino lievi come se fossero fatti di fiori, e di vento,
e che sciolgano i cuori, buon dio, i cuori di coloro che han perso la via.
Fa’ che il violino rompa piano l’incanto del terrore,
fa’ che la viola dica un dolore, ma lento, e senza fare troppo rumore;
fa’ che il pianoforte faccia il suo dovere,
il suo mestiere che è quello di battere senza cadere, e di levare, levare, levare la pena
fa’ che ascoltando il verso del corno i cuori malvagi dicano
basta, o smettano, o dimentichino d’esser malvagi,
e in ultimo la voce, buon dio,
fa’ che la voce canti il suo pianto con fare sommesso,
e che da grido diventi sussurro, canzone, carezza.
Da grido diventi sussurro, carezza, canzone.
Fa’ che la musica, buon dio divino, e l’arte, buon dio,
fa’ che la musica e l’arte dicano il giusto, dicano la via, dicano la pace.
Fa’ che l’arte salvi la terra, e levi la paura,
salvi la terra e levi la paura,
salvi la terra e levi la paura.