L’ora legale

L’hanno vista volare verso i cieli dell’Oriente, svaniva
nelle nuvole della primavera in cerca di nuovo maestrale,
l’ora legale. Giocando col tempo si è presa gioco
di me e di te, e in un istante le due son diventate
le tre. Cos’è successo? Si chiedono in coro l’amante,
il portiere di notte e la mezzaluna. Chissà, è volata via, oplà.
L’hanno vista ridere mentre scavalcava l’orizzonte, ma dove va?
Nessuno lo sa. Quei sessanta minuti son corsi impazziti
dentro la ruota matta del destino, ma tu stammi vicino:
ogni volta che vedo te in un attimo le due diventano le tre.
Un’ora durerà un istante, poi tu tornerai distante. Vabbè.
Qualcuno ne ha approfittato, già, ma chi? Tutti coloro
che avevan bisogno di dire il tempo, guarda un po’, è volato:
il marito annoiato, l’impiegato notturno, la ballerina che
aveva già danzato. Alcuni han pensato non vale,
altri han sussurrato meno male. E lei, l’ora legale? Ora dove
ha posato le sue ali? Cosa ne avrà fatto di quei minuti rapiti?
Chissà. Di certo la vedremo tornare.
Come una rondine contrariata planerà in volata
col vento autunnale. Da legale si chiamerà solare,
si riprenderà quel tempo rubato alla notte e lo tirerà
in rivincita, in ripicca di coloro che credono ancora
nella giornata povera e in quella ricca. Bloccherà
gli orologi, incanterà tutto e tutti: l’autista girerà a vuoto,
la bambina sognerà giravolte, sarà come un elastico
la notte. Ogni cosa si fermerà. Ti fermerai anche tu:
la rondine del tempo ci lascerà nel letto un’ora in più.
Le tre per magia saranno ancora le due, e per un istante
lungo un’ora le mie labbra saran sospese sulle tue.